8 marzo 2017 / Intervista a Nicla Vassallo

8 marzo 2017 / Intervista a Nicla Vassallo

PADOVA2017, Prima

Una doppia discriminazione, che evoca insieme il tabù della “metafisica maschilista”. Omosessualità di genere femminile: «Anche da questo punto di vista, le donne scontano di nuovo una condizione di gran lunga peggiore: l’isolamento è sempre un pozzo di solitudine. Non soltanto in amore, ma in molte altre esperienze quotidiane di ogni donna». Così Nicla Vassallo, ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Genova, 53 anni, abituata a scandagliare i “nodi strutturali” del pensiero quanto l’anima della poesia. È da poco approdata in libreria la nuova raccolta di versi Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti (Mimesis, pagine 113, euro 12) che cela riferimenti a citazioni o evocazioni in un flusso quasi orchestrato a beneficio dell’amore.

«Rispetto molto il fatto che la filosofia non debba contenere poesia. Ciò non significa che nella poesia non ci possano essere “gocce di filosofia”. La differenza con la precedente raccolta di versi è che quella era il sunto di molti anni della mia vita, mentre questa viene dedicata a un tema specifico: amore. Amore fra donne, che farà nascere curiosità sul mio orientamento sessuale, conseguenza di una banale lettura. Mi preme, invece, evidenziare come l’amore fra donne sia tutt’oggi più nascosto di quello fra uomini. Poche si dichiarano e vivono esplicitamente il loro amore. E sono persuasa che occorra denunciarlo quale mero un “fatto” socio-culturale. Del resto, la stessa filosofia non ha mai apprezzato le donzelle: restano pochissime le filosofe dall’antichità a oggi. E se Platone esalta l’amore fra uomini, disprezza molto quello fra donne».

 

Cosa sospinge ancora verso la poesia?

Mi sembra cruciale capire che non c’è un senso unico nelle poesie, se mai ricerca. Virginia Woolf è in copertina e citata nei versi, soprattutto per i suoi “giardini di Vita”. La sua narrativa dipana la prosa con la poesia ed è riuscita a donare ogni volta un libro diverso dal precedente. Ma la poesia possiede vincoli: il primo è sapere scrivere bene e con creatività. Far sì che costituisca un modo di guardare realtà sotto un profilo diverso. Il libro di poesie sembra semplice ma non risulta tale: è ricco anche di riferimenti nascosti a persone precise e altri più musicali. Uno dei punti chiave della poesia è la musicalità. Di qui l’idea di inserire citazioni che la richiamano.

A prima vista, sembra prevalere il “dolore d’amore” come destino quasi inevitabile…

Sono relazioni in cui spesso non si dà fra due persone una crescita. Spesso, non si conosce il significato dell’amore. O la differenza fra “amare sciare”, “amare il proprio gatto”, amare un’idea e “amare davvero qualcun altro da se”. Comunque, nel libro c’è gioia. Versi giocherelloni in amore ci possono stare. Tuttavia, mi chiedo che tipo di amore sia quello in cui si crea dolore verso chi si suppone di amare. E come mai si subisca e non si fugga. L’amore è un sentimento, un’eruzione, un rapporto molto complesso. Due individui si incontrano e dovrebbero nutrire grande responsabilità, sensibilità, passione reciproca. E soprattutto il rispetto di trovarsi sullo stesso piano, mai disparità con uno che comanda o conduce una vita a se stante senza chiedersi, quasi mai, cosa sta facendo l’altro e quali desideri nutre.

Un’«insolente» denuncia, con altri mezzi, degli stereotipi tuttora dominanti e più in generale dell’ignoranza?

Che la società in cui viviamo sia e resti maschilista si attesta come un fatto innegabile. E nonostante femminismo e/o post-femminismo, le donne continuano a faticare nell’esprimere il loro punto di vista. Così ho pensato di scegliere il linguaggio dell’insolenza, perché anche in amore le donzelle devono darsi una mossa e smettere di subire ogni genere di angheria. Senza dimenticare lo stigma millenario sull’amore omosessuale che continua a produrre sofferenze d’ogni tipo.

 

Search

Back to Top